ROMA (ITALPRESS) – Fondazione Pfizer apre una nuova fase del proprio impegno ponendo la prevenzione al centro della propria azione. Il punto di partenza è l’ascolto degli italiani: il loro rapporto con la salute, le scelte adottate nella vita quotidiana e gli ostacoli che ancora rendono difficile trasformare la consapevolezza in comportamenti concreti e continuativi.
Con questo obiettivo nasce “La salute nel tempo: atteggiamenti, valori e scenari del futuro”, indagine realizzata da AstraRicerche per Fondazione Pfizer su un campione rappresentativo di oltre 1.000 persone tra i 18 e i 60 anni. La ricerca esplora ciò che favorisce o ostacola la prevenzione e offre elementi utili per promuovere iniziative più vicine ai bisogni delle persone, lungo tutto il corso della vita.
I timori con cui gli italiani guardano al futuro aiutano a comprendere il valore attribuito alla prevenzione: la perdita di autonomia e autosufficienza preoccupa Il 70,3% degli intervistati.
Al centro di queste preoccupazioni c’è la possibilità di continuare a decidere per sè e condurre una vita indipendente.
A queste aspettative si affianca una distanza significativa tra consapevolezza e azione. L’85,6% degli intervistati afferma di occuparsi attivamente e con continuità della propria salute, ma il 61,7% presenta un livello nullo o basso nell’indicatore relativo alla regolarità dei controlli preventivi e soltanto l’11,4% raggiunge un livello alto. La prevenzione è quindi ampiamente riconosciuta come un valore, ma non sempre riesce a tradursi in pratiche regolari e mantenute nel tempo.
La ricerca mostra inoltre che, per il 46,9% degli intervistati, l’attenzione alla salute è stata attivata o intensificata da una patologia propria o di una persona cara oppure dall’esito di
un controllo. Un dato che rafforza l’importanza di promuovere con continuità interventi di prevenzione primaria e secondaria, screening e controlli appropriati, favorendo diagnosi più precoci lungo tutto il corso della vita.
“La mission di Fondazione Pfizer è contribuire a migliorare la salute e la qualità di vita delle persone, sostenendo iniziative capaci di generare un impatto concreto nella comunità – dichiara Barbara Capaccetti, Presidente di Fondazione Pfizer -. Abbiamo scelto di porre la prevenzione al centro del nostro impegno, promuovendo progettualità innovative e inclusive che aiutino a trasformare conoscenza e consapevolezza in comportamenti e opportunità. La ricerca “La salute nel tempo” rappresenta un passaggio importante di questo percorso: ascoltare le persone, comprenderne bisogni e ostacoli è indispensabile per favorire una cultura della prevenzione concreta, continuativa e vicina alla vita quotidiana”.
A condizionare lo sguardo sul futuro è un presente nel quale malattia e fragilità sono già esperienze molto diffuse. Il 53,9% del campione convive, personalmente o attraverso una persona cara, con una patologia seria, cronica o invalidante. Il 20,5% assiste attualmente una persona non autosufficiente o con gravi problemi di salute e un ulteriore 36,3% lo ha fatto negli ultimi cinque anni: complessivamente, il 56,8% ha vissuto o vive un’esperienza continuativa di cura.
Anche tra i più giovani la percezione della salute non è sempre pienamente positiva. Tra gli under 45 si dichiara in ottima forma fisica il 46% della popolazione. La prevenzione riguarda quindi tutte le età e richiede attenzione ai bisogni delle persone nelle diverse fasi della vita.
La ricerca registra una consapevolezza molto diffusa: l’85,6% degli intervistati afferma di occuparsi attivamente e con continuità della propria salute e oltre tre quarti del campione riconoscono nell’alimentazione equilibrata, nell’attività fisica, nella qualità del sonno, nella stimolazione cognitiva e nella gestione dello stress fattori determinanti per invecchiare in buona salute. Quando però si osservano i comportamenti, il quadro cambia: il 61,7% presenta un livello nullo o basso nell’indicatore sintetico relativo ai controlli preventivi e soltanto l’11,4% raggiunge un livello alto. Inoltre, per il 46,9% l’attenzione alla salute è stata attivata o intensificata da una patologia propria o di una persona cara oppure dall’esito di un controllo: per quasi una persona su due, dunque, la prevenzione diventa realmente importante quando la vulnerabilità è già entrata nella propria esperienza o nella rete affettiva. La distanza tra consapevolezza e comportamenti è uno dei fili conduttori dell’indagine, che restituisce un quadro articolato delle abitudini e del rapporto con la prevenzione nelle diverse fasi della vita.
“I risultati mettono in luce un doppio paradosso – commenta Cosimo Finzi, Direttore e Amministratore Delegato di AstraRicerche -. Da una parte, gli italiani conoscono i comportamenti che possono contribuire a proteggere la salute e dichiarano di occuparsene attivamente; dall’altra, questa consapevolezza fatica a tradursi in controlli regolari e abitudini mantenute nel tempo. La prevenzione, inoltre, tende ancora ad attivarsi in risposta a un’esperienza negativa, quando una patologia o un segnale di vulnerabilità ha già coinvolto direttamente la persona o qualcuno a lei vicino. E’ proprio nello scarto tra il valore attribuito alla salute e la regolarità delle azioni quotidiane che emerge uno degli aspetti più significativi della ricerca”.
Gli italiani continuano ad affidare alla scienza le proprie speranze: il 68,3% considera scienza e medicina gli strumenti migliori per affrontare i problemi di salute e il 62,1% ritiene che in futuro miglioreranno concretamente la vita delle persone.
L’intelligenza artificiale rappresenta un segnale di cambiamento nelle modalità di accesso alle informazioni sanitarie. Il 50,5% del campione dichiara di averla già utilizzata per cercare informazioni, interpretare referti o valutare sintomi.
L’adozione, tuttavia, corre più veloce della fiducia. Di fronte a una diagnosi formulata da un algoritmo sulla base dei propri dati clinici, il 46,1% sceglierebbe di affidarsi al medico, il 23,3% all’intelligenza artificiale e il 30,6% rimarrebbe incerto. I dati restituiscono così un rapporto con l’IA ancora in evoluzione: il suo utilizzo è già diffuso, mentre la fiducia nelle sue applicazioni diagnostiche resta più contenuta.
“La ricerca conferma quanto la prevenzione sia legata al desiderio di intervenire prima, accompagnare le persone e preservare nel tempo la propria autonomia e qualità di vita – conclude Barbara Capaccetti -. E’ da questa prospettiva che nasce il nostro impegno: sostenere progetti che portino la cultura della prevenzione nella quotidianità, con particolare attenzione alle persone più fragili e alle nuove generazioni. Vogliamo contribuire a trasformare la fiducia nella scienza e il valore riconosciuto alla salute in una maggiore consapevolezza delle scelte di ogni giorno”.

– foto ufficio stampa Pfizer –
(ITALPRESS).

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